Ultimo aggiornamento (25 Ottobre 2015)
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Ecomusei in Europa


In Europa si contano decine e decine di ecomusei, 64 dei quali in Italia. Di questi, ben 17 si trovano in Piemonte (4 istituiti quest’anno: delle Rocche del Roero, delle Terre al Confine diMoncenisio, delle Miniere della Val Germanasca, della Pietra da Cantoni), dove la Regione ha già ricevuto altre 19 richieste d’istituzione da parte delle comunità locali.

 

«Una prima radice storica si trova in Germania», dove alla fine dell'Ottocento e anche negli anni successivi alla Grande Guerra «si svilupparono gli Heimatmuseum, ossia “musei della piccola patria”, creati per rafforzare l'identità delle popolazioni». Più tardi «il regime nazista strumentalizzò questo genere di musei» (ne fece sorgere oltre 2.000).

 

La seconda grande radice è di origine svedese: «Il museo di Skanden divenne un esempio ripreso in tutta Europa fino all'Alto Adige e la Svizzera tedesca. Nell'Ottocento il linguista Artur Hazelius, che aveva viaggiato a lungo nel Paese, si rese conto che lo sviluppo industriale stava rapidamente facendo scomparire un mondo e modificando abitudini e stili di vita».


Da questa sua intuizione e dal suo caparbio lavoro di diversi decenni, scrive ancora Boscolo, «nel 1891 nasce il primo open air museum sulle colline di Stoccolma» (ancora oggi visitato da un milione di persone l'anno), dove «sono stati ricostruiti angoli di paesaggio, strade, e vi sono anche figuranti e animali da cortile».

 


Il filone culturale più recente, infine, è quello della Francia dove - ad opera di Georgès Henry Rivière e Hugues de Varine - è nata anche la Nouvelle museologie: «un'idea che ben si è saldata con la tradizione di valorizzazione del territorio, l'organizzazione dei servizi e i programmi culturali del Paese transalpino», attualmente disseminato di ecomusei (dal 1988 uniti in una federazione nazionale).


 

I primi progetti culturali ecomuseali, nati una trentina d’anni fa in Francia ed ora in rapida diffusione in molti paesi europei (esemplare il caso del Portogallo), miravano a documentare e valorizzare aspetti del territorio e della popolazione privi di spazio adeguato nella museologia tradizionale.
da la Gazzetta web -Rita Rutigliano
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